Accademia dell' Umanità - unitre pecetto torinese

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Accademia dell' Umanità

ACCADEMIA DELL’ UMANITA’



Nell’ambito delle attività promosse dall’UNITRE alcuni studenti, oltre a frequentare i corsi e laboratori, donano parte del loro tempo libero e la loro professionalità alle strutture sociali del Territorio.

Oltre alla collaborazione con l’UNICEF, si attiveranno degli incontri con:

Casa di Riposo “C. Gonella”. “Passato e presente: ricordando lietamente”.

Punto Rete “IL CARRO” - collaborazione con gli assistenti per il giardinaggio e la cucina.

Coordinatrice dell’attività: Giuseppina Ajassa



L'UNITRE di Pecetto Torinese, oltre che essere un'associazione con finalità socio-culturali, intende realizzare un'Accademia di Umanità fra le generazioni nel loro evolversi. Ha costituito, pertanto, un piccolo gruppo di associati che, con determinazione e continuità, allieta ed '' attiva '' gli ospiti della Casa di riposo C. Gonella, con sede nello stesso comune.


Storia della Casa di Riposo C.Gonella

Casa Gonella, intesa come sito abitativo certificato, risale alla prima metà del Seicento, allorquando risulta una delle varie "cassine", facenti parte dei beni patrimoniali del Regio Sacro Eremo dei Monti di Torino (nel territorio di Pecetto, però). Tale cascina, di una consistente estensione, era chiamata la Costa o la Fornace ed era tenuta a vignolante. I frati Camaldolesi, titolari della proprietà, erano patrocinati dai Duchi di Savoia, che fondarono il Sacro Eremo con il Duca Carlo Emanuele I e si dimostrarono sempre prodighi di aiuti. Tali frati erano dediti a varie attività: culturali, spirituali, artistiche, ecologiche, ma non disdegnavano la cura delle loro proprietà e il controllo delle dependances. Nota è la loro lite sostenuta con la Confraternita (Compagnia) del S.S. Rosario di Pecetto, detta del Tavolazzo, per dei furti reiterati d'uva, avvenuti durante i giochi dell'Archibugio, che si svolgevano alla fine di Settembre presso l'attuale via B.Allason. Infatti tali gare erano effettuate proprio a ridosso di una vigna ubertosa della cascina Costa, ed allora alcuni spettatori s'introducevano tra i filari a fare man bassa di grappoli e calpestando tutto quanto.
Finalmente, dopo carte bollate, perizie e parcelle notarili salate, si giunse ad una transazione, seppur transitoria tra le due parti. Intanto il tempo tiranno se ne volò via veloce, addensando nuvole nere sul Piemonte e sul Sacro Eremo dei Camaldolesi: era arrivato il ciclone Napoleone Bonaparte. Egli, dapprima privò dei beni immobili e di tutte le loro rendite gli Eremi piemontesi, nel 1800, e l'anno dopo, li soppresse, ad eccezione di quello di Lanzo. Così, il nostro caro Eremo, dotato di opere d'arte di notevole valore, nel 1809 venne venduto all'asta, mentre del patrimonio fondiario e immobiliare restano scarse notizie e incerte.
Comunque…..verso la metà del secolo XIX (probabilmente, anche prima) la cascina Costa passò nelle mani della famiglia Gonella Camillo impiegato dello Stato, il cui figlio Giuseppe studiò con ottimo profitto medicina all'Università di Torino. Ancora studente, egli prestò servizio presso l'Ospedale Oftalmico dove rimase qualche anno; passò poi all'Università di Pisa, alla Clinica Oculistica: quale aiuto. I suoi studi e i suoi lavori gli valsero la Cattedra Oculistica di Cagliari, che tenne per quattordici anni circa. Tornò infine alla Clinica Oculistica di Pisa, dove rimase per ben ventiseienni e dove terminò la sua carriera di docente. Finalmente potè risiedere stabilmente a Pecetto, suo paese d'adozione, ed occuparsi stabilmente del suo patrimonio; ma non solo: beneficò i pecettesi che accorrevano a lui numerosi, li aiutò sotto ogni aspetto e volle, per testamento, che potessero usufruire delle sue sostanze alla sua morte. Ci furono, però, dei gravi intoppi, perché gli aspiranti all'eredità erano: la Congregazione di Carità (poi E.C.A.), il Ministero della Educazione Nazionale ed una parente stretta del professore. Soprattutto i primi due aspiranti si contrapposero con veemenza, attraverso battaglie legali che fecero epoca e che durarono diciotto anni.
Infine, nel 1952, attraverso una transazione tra le parti, la comunità pecettese potè entrare in possesso del patrimonio, non indifferente, del suo illustre munifico concittadino ed adibire una parte di esso ad una Casa di riposo per anziani: amena e confortevole.

Giuseppina Ajassa -vicePresidente Unitre

 
 
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